C’è qualcosa di francamente strano quando uno Stato deve spingere l’imprenditoria privata a mettersi al passo con i tempi. La perplessità diventa preoccupazione se poi si constata che l’investimento “suggerito” per il futuro non è solo una necessità del presente da ormai qualche anno, ma addirittura risulta abbastanza esiguo da essere alla portata praticamente di tutte le tasche.

E allora, se come sembra, la rete senza fili gratuita negli alberghi è diventata fondamentale per i turisti, non dovrebbero servire incentivi – tanto meno incentivi economici da parte del Cantone – per far capire al professionista del ramo che gli conviene spendere qualche migliaio di franchi e far felice il ‘turista 3.0’, quello cioè che va in vacanza con il proprio tablet e la sera, dal letto, condivide le foto della propria vacanza su Facebook. Si chiama fiuto imprenditoriale.

Intendiamoci: il fatto che sia un ente parapubblico (in questo caso quello del Lago Maggiore) ad indicare la direzione può anche starci: in fondo i promotori turistici dispongono di un osservatorio privilegiato sul mercato; uno sguardo d’insieme che magari il piccolo o medio albergatore non può avere. Il dover però sovvenzionare l’operazione, quasi che senza spintarelle nessuno muoverebbe un dito, lascia francamente perplessi.

Perché se gli operatori non sono in grado di vincere facilmente e autonomamente l’inerzia ai cambiamenti quando si ha a che fare con questioni dal peso di una farfalla, cosa succederà quando si dovranno spostare balene? Quando cioè saranno in gioco scelte che davvero potrebbero cambiare il destino turistico del Cantone?

Commento pubblicato su laRegioneTicino del 28 febbraio 2013.
Foto: alber1ch su stock.xchng

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