Oggi cade la data della fine del mondo, una delle tante. Lo psicologo: ‘Bisogno di controllare l’incontrollabile’

Forse a molti sarà sfuggito, ma oggi è il giorno del giudizio. Di nuovo.

Stando ad un gruppo di cristiani statunitensi, dalla lettura della Bibbia risulterebbe chiaro come Dio abbia fissato il ritorno di Cristo per sabato 21 maggio 2011. Stasera a mezzanotte, ora Svizzera (la distruzione della Terra è invece da mettere in agenda per il 21 ottobre 2011). I segni di un’imminente fine dei tempi – scrive Harold Camping, colui che avrebbe predetto per primo il cataclisma globale – ci sarebbero tutti, compreso il successo ottenuto in questi anni dai ‘gay pride’.

 

A che ora è la fine del mondo? (N.B. non è l’immagine pubblicata originariamente con l’articolo)

Seguendo le indicazioni impartite da Family Radio – l’emittente di  Camping – negli ultimi mesi i credenti si sono dati da fare per avvertire tutto il mondo. C’è chi ha organizzato campagne di volantinaggio, chi si è impegnato a tradurre le tesi rivelatrici (fra l’altro anche in italiano) e chi ha letteralmente tappezzato le città di avvisi. È di questi giorni, ad esempio, la storia di Robert Fitzpatrick, sessantenne di New York, che ha speso i risparmi di una vita (si parla di 140 mila dollari) per inserzioni pubblicitarie su cartelloni, bus e treni della Grande Mela.

Quella fissata per oggi è forse l’ultima data apocalittica assurta agli onori della cronaca in ordine di tempo. Fra date più famose, perché ripresa anche da Hollywood, vi è il 21 dicembre 2012, un termine che sarebbe stato derivato da antichi scritti Maya e che qualcuno – negli scorsi mesi,  rifacendo i calcoli – ha già provveduto a rinviare oltre il 2100.

Perché queste predizioni?

Di profezie sulla fine dei tempi se ne sono accumulate parecchie. Tutte, ovviamente, andate disattese.  Da oltre un secolo i Testimoni di Geova predicano l’apocalisse, a cui avevano anche dato un termine: il 1914. «Quello che intendiamo non è “fine del mondo”, ma la “fine di un mondo”, quello malvagio di oggi – spiega il portavoce dei Testimoni ticinesi Mauro Poggio –. Certo, abbiamo pensato che la svolta sarebbe arrivata nel ’14, ma è stata un’interpretazione fallace delle scritture». Il gruppo religioso rimane comunque convinto che la “fine” sia vicina. Questione di anni, forse decenni, ma comunque prossima.
«Quella della fine del mondo è un’idea antichissima – spiega la filosofa e professoressa all’Usi Francesca Rigotti –. Sino all’avvento del pensiero scientifico, nel ’600, tutti erano convinti per esempio che le cose fossero destinate ad andare sempre peggio, fino a giungere a una catastrofe finale».

L’apocalisse, commenta lo psicologo e psicoterapeuta Lorenzo Pezzoli, «richiama la nostra finitezza e ci confronta con le grandi  e le piccole paure, fra cui l’incertezza del domani». Attraverso le previsioni «si vuole avere l’illusione di controllare eventi non controllabili». Secondo lo psicologo non sarebbe però un atteggiamento necessariamente negativo: «Se le predizioni sono l’occasione per rendere meno banali le cose della vita, se ridanno valore agli incontri, se valorizzano la quotidianità, allora rappresentano uno stimolo positivo». Se invece «servono ad alimentare delle paure innate, come quella della morte», contribuiscono a «rende fragile una popolazione». E, in fondo, «la paura rende», non foss’altro che per i numerosi libri che sono stati venduti sul tema della fine del mondo. Secondo Pezzoli c’è però anche un’altra spiegazione circa il proliferare di date per l’Armageddon: «La fine rappresenta anche la possibilità di un nuovo inizio. Forse mai come ora abbiamo un grande desiderio di cambiamento».

In questi casi la posizione degli scettici è la più facile: i fallimenti passati rendono plausibili anche quelli futuri e se poi il mondo dovesse terminare davvero, poco male: nessuno glielo rinfaccerebbe. Più problematica è invece la situazione di chi crede nella profezia e che d’improvviso si trova davanti alla realtà. Cosa succede in quel momento? «Le risposte possono essere diverse come diverse sono le persone – sottolinea Pezzoli –. Una nota reazione alla frustrazione causata da una profezia che non si realizza è il cercare di spiegare razionalmente perché non è successo nulla, magari attribuendo l’errore a un’imprecisione nei calcoli. C’è poi chi vive la disillusione come se fosse un piccolo lutto e chi invece si sente sollevato; un po’ come gli allievi che a scuola – dopo essersi ripetuti che l’esame è andato male – si vedono recapitare un buon voto».

La scienza dà una data

La scienza, in verità, una data per la fine del mondo l’ha predetta: fra circa cinque miliardi di anni, milione più milione meno, il Sole terminerà la propria vita gonfiandosi così tanto da arrivare a lambire la Terra. «A quel punto il pianeta sarà certamente inospitale», chiosa il direttore della Specola solare ticinese Marco Cagnotti.

Ci sono però altri cataclismi che potrebbero minacciare la vita umana. Per esempio «l’impatto di una delle decine di migliaia di pianetini e nuclei di comete che regolarmente si avvicinano alla Terra». Oppure «l’esplosione di una supernova, ovvero una stella massiccia giunta alla fine della propria vita. Per essere pericolosa, però, dovrebbe trovarsi nel raggio di qualche centinaio di anni luce e per ora non conosciamo astri che stiano per scoppiare». Anche una tempesta solare (definita “eruzione coronale di massa”) particolarmente intensa potrebbe mettere in ginocchio la società come la conosciamo oggi: «Le correnti indotte al suolo da un vento del genere sarebbero capaci di distruggere tutte le apparecchiature elettriche. L’intero pianeta finirebbe al buio per mesi. È già successo nel 1859, quando però l’uomo non dipendeva ancora dall’elettricità. Capitasse oggi i morti sarebbero migliaia e i danni si conterebbero in migliaia di miliardi».

A minacciare l’uomo vi sono poi rischi più terrestri, come le eruzioni vulcaniche e i terremoti. Non da ultimo, l’inquinamento. Tutti fenomeni, però, praticamente impossibili da predire, se non a breve termine. Eppure ci proviamo sempre.

Alcuni appuntamenti mancati

  • 1000 d.C. “Mille e non più mille” era la macabra predizione che si dice circolasse a ridosso della fine del primo millennio.
  • 1533 Il predicatore tedesco Melchior Hofmann annuncia il ritorno di Cristo per il quindicesimo centenario della sua morte.
  • 1843 Il predicatore metodista americano William Miller annuncia l’apocalisse per il 7 luglio 1843, poi per il 21 marzo 1844 e poi per il 28 ottobre.
  • 1910 Il ritorno imminente della cometa Halley crea il panico.
  • 1914 I Testimoni di Geova predicono la fine del mondo per il 1914.
  • 1982 Secondo due astrofisici, Los Angeles avrebbe dovuto essere cancellata da un terremoto.
  • 1999 La fine del mondo era stata fissata per l’11 agosto.

(pubblicato originariamente su laRegioneTicino il 21 maggio 2011. Copyright (c) laRegioneTicino, Tutti i diritti riservati)

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