[Commento pubblicato originariamente su laRegioneTicino il 6 ottobre 2011. Copyright (c) laRegioneTicino, Tutti i diritti riservati]

iSad. C’è tutto in quest’unica parola che ieri è stata di gran lunga la più utilizzata in rete. C’è il cordoglio di milioni di persone per la morte di Steve Jobs, genio indiscusso dell’informatica, ma soprattutto c’è quella “i” introdotta sotto l’egida dello stesso Jobs nel 1996 davanti a “Mac”, modello di computer allora in difficoltà come la stessa Apple.

Una vocale che diventerà negli anni l’indiscussa protagonista del gergo dell’alta tecnologia, smarcandosi rapidamente dal mondo del computer da tavolo per prendere vita propria, venir appiccicata poi a “Pod”, “Pad”, “Phone”. Tutte storie di successo, e non è un caso, che riconducono al talento visionario di un allora quarantenne nato e cresciuto nella Silicon Valley.

Un personaggio che ha di fatto cambiato per sempre il mondo della comunicazione elettronica riuscendo a guardare oltre qualsiasi schema, oltre qualsiasi convenzione, oltre l’impostazione rigida e – diciamolo – un po’ settaria degli informatici puri, quelli che progettano grandi innovazioni, ma che poi le vendono con difficoltà.

Quando loro facevano un passo avanti, Jobs ne aveva già fatti altri due e stava meditando il terzo.

Fu il primo a togliere i floppy disk dai computer, quando ancora Microsoft rilasciava i propri software anche su dischetti da tre pollici e mezzo. Per quanto lo riguardava, i Dvd e lo stesso Blu-Ray erano standard obsoleti.

Certo, essere visionario gli costò qualche fallimento (NeXT, la compagnia che fondò dopo essere stato allontanato da Apple nel 1985, non vendette molto), ma a lungo andare gli garantì fama, successo e una certa aura di misticità. A ben guardare, Jobs non è stato un inventore e probabilmente non ha mai preteso di esserlo: molti dei suoi prodotti non hanno tenuto a battesimo novità tecnologiche rilevanti (il primo iPhone, se confrontato con i telefonini di punta dell’epoca, era addirittura poco fornito).

È stato invece un ottimo innovatore: lui e lui solo è riuscito con incredibile costanza a prendere quelle idee che ad altri parevano fiacche e stantie e a trasformarle in successi planetari. È capitato con il mouse, con gli schermi tattili e con i lettori MP3. E non solo.

Jobs aveva capito che l’ultimo ritrovato tecnologico non è niente se le persone non sono in grado di utilizzarlo. Un insegnamento che in alcuni casi fatica tutt’ora a entrare nei laboratori della concorrenza.

Lui, forte della propria visione del mondo, prendeva semplicemente quanto era necessario dalla tecnologia disponibile e lo proponeva ai propri utilizzatori in modo semplice, intuitivo, senza fronzoli.

Una caratteristica sino a ora ineguagliata. Ieri il mondo della tecnologia è stato privato prematuramente del suo centravanti di sfondamento, di uno dei padri fondatori dell’elettronica di consumo, di un guru che ha fatto dell’acquisto di un computer una scelta di parte.

I contraccolpi sono ancora tutti da valutare. Certo è che la stessa Apple dovrà trovare una ricetta per riuscire a proseguire sul solco tracciato da Jobs. E farlo senza di lui.

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